“Semi di Speranza” per le famiglie più vulnerabili delle baraccopoli

Nato nel 2021 con sole 26 famiglie nella sua fase pilota, oggi il progetto si è esteso a 530 famiglie beneficiarie, per un totale di 3.169 persone coinvolte (principalmente donne, famiglie con un solo adulto, famiglie composte da soli bambini, giovani che hanno abbandonato la scuola, anziani e persone con disabilità).

L’area di intervento comprende 5 tra le baraccopoli più povere di Kampala: luoghi che per loro stessa natura non dispongono di terra e spazi a sufficienza per coltivare. Proprio per queste ragioni, e per rendere il progetto sostenibile, frutta e ortaggi vengono coltivati all’interno di materiali di riciclo semplici da reperire per le strade (come scatole, tubi, sacchi, bottiglie, taniche di plastica): in questo modo, il poco spazio a disposizione viene ottimizzato e la spazzatura che quotidianamente si accumula per le vie delle baraccopoli si trasforma da scarto in risorsa.

Per tutti i beneficiari vengono organizzati corsi di agricoltura urbana, sia pratica che teorica, grazie ai quali apprendono tecniche di coltivazione domestiche facilmente replicabili presso le loro abitazioni. Dopodiché, a ciascun partecipante vengono consegnati terra, diversi materiali di riciclo e fino a 13 tipologie di sementi (tra cui cipolle, pomodori, spinaci, carote, peperoni, cavoli, cavolfiori e melanzane).

Per facilitare la coesione e il coinvolgimento tra i partecipanti, i beneficiari vengono divisi in 5 cluster con l’obiettivo di sostenersi a vicenda e affrontare insieme eventuali difficoltà, trovando una soluzione comunitaria. Un processo di grande valore al quale partecipano anche i beneficiari della fase pilota: un’occasione per condividere la loro esperienza e restituire parte del bene ricevuto rimettendolo al servizio della comunità.

A ogni famiglia viene inoltre garantita formazione in diversi ambiti: igiene, educazione alimentare – per approfondire come cucinare i propri ortaggi in modo sano e creare piatti bilanciati per tutta la famiglia – marketing e business skills – per promuovere la sostenibilità del progetto all’interno del nucleo familiare, valorizzando l’agricoltura urbana come fonte di reddito.

“Semi di Speranza” porta avanti quella piccola rivoluzione agraria iniziata da padre Giovanni 60 anni fa e continua a esaudire il suo desiderio di far germogliare l’Africa.

Al termine del progetto i risultati sono stati sorprendenti: il 95% dei beneficiari è oggi in grado di mettere in pratica quanto appreso e di replicare tutte le diverse tipologie di coltivazioni; grazie a queste, il 69% dei beneficiari oggi riesce a consumare oltre 2 pasti al giorno, migliorando non soltanto la quantità ma anche la qualità del proprio cibo; il 90% ha acquisito maggiori conoscenze in ambito nutrizionale e il 48% è in grado di generare reddito aggiuntivo dalla vendita del surplus di prodotto. Inoltre il 90% dei beneficiari ha affermato di aver formato almeno altre 4 persone nella comunità!

Sostieni anche tu il progetto e aiutaci a diffondere “Semi di Speranza” tra le famiglie più povere delle baraccopoli!

38.73% raccolto
€68,591 donato rispetto all'obiettivo di €177,080
3 Donatori

Nato nel 2021 con sole 26 famiglie nella sua fase pilota, oggi il progetto si è esteso a 530 famiglie beneficiarie, per un totale di 3.169 persone coinvolte (principalmente donne, famiglie con un solo adulto, famiglie composte da soli bambini, giovani che hanno abbandonato la scuola, anziani e persone con disabilità).

L’area di intervento comprende 5 tra le baraccopoli più povere di Kampala: luoghi che per loro stessa natura non dispongono di terra e spazi a sufficienza per coltivare. Proprio per queste ragioni, e per rendere il progetto sostenibile, frutta e ortaggi vengono coltivati all’interno di materiali di riciclo semplici da reperire per le strade (come scatole, tubi, sacchi, bottiglie, taniche di plastica): in questo modo, il poco spazio a disposizione viene ottimizzato e la spazzatura che quotidianamente si accumula per le vie delle baraccopoli si trasforma da scarto in risorsa.

Per tutti i beneficiari vengono organizzati corsi di agricoltura urbana, sia pratica che teorica, grazie ai quali apprendono tecniche di coltivazione domestiche facilmente replicabili presso le loro abitazioni. Dopodiché, a ciascun partecipante vengono consegnati terra, diversi materiali di riciclo e fino a 13 tipologie di sementi (tra cui cipolle, pomodori, spinaci, carote, peperoni, cavoli, cavolfiori e melanzane).

Per facilitare la coesione e il coinvolgimento tra i partecipanti, i beneficiari vengono divisi in 5 cluster con l’obiettivo di sostenersi a vicenda e affrontare insieme eventuali difficoltà, trovando una soluzione comunitaria. Un processo di grande valore al quale partecipano anche i beneficiari della fase pilota: un’occasione per condividere la loro esperienza e restituire parte del bene ricevuto rimettendolo al servizio della comunità.

A ogni famiglia viene inoltre garantita formazione in diversi ambiti: igiene, educazione alimentare – per approfondire come cucinare i propri ortaggi in modo sano e creare piatti bilanciati per tutta la famiglia – marketing e business skills – per promuovere la sostenibilità del progetto all’interno del nucleo familiare, valorizzando l’agricoltura urbana come fonte di reddito.

“Semi di Speranza” porta avanti quella piccola rivoluzione agraria iniziata da padre Giovanni 60 anni fa e continua a esaudire il suo desiderio di far germogliare l’Africa.

Al termine del progetto i risultati sono stati sorprendenti: il 95% dei beneficiari è oggi in grado di mettere in pratica quanto appreso e di replicare tutte le diverse tipologie di coltivazioni; grazie a queste, il 69% dei beneficiari oggi riesce a consumare oltre 2 pasti al giorno, migliorando non soltanto la quantità ma anche la qualità del proprio cibo; il 90% ha acquisito maggiori conoscenze in ambito nutrizionale e il 48% è in grado di generare reddito aggiuntivo dalla vendita del surplus di prodotto. Inoltre il 90% dei beneficiari ha affermato di aver formato almeno altre 4 persone nella comunità!

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Nato nel 2021 con sole 26 famiglie nella sua fase pilota, oggi il progetto si è esteso a 530 famiglie beneficiarie, per un totale di 3.169 persone coinvolte (principalmente donne, famiglie con un solo adulto, famiglie composte da soli bambini, giovani che hanno abbandonato la scuola, anziani e persone con disabilità).

L’area di intervento comprende 5 tra le baraccopoli più povere di Kampala: luoghi che per loro stessa natura non dispongono di terra e spazi a sufficienza per coltivare. Proprio per queste ragioni, e per rendere il progetto sostenibile, frutta e ortaggi vengono coltivati all’interno di materiali di riciclo semplici da reperire per le strade (come scatole, tubi, sacchi, bottiglie, taniche di plastica): in questo modo, il poco spazio a disposizione viene ottimizzato e la spazzatura che quotidianamente si accumula per le vie delle baraccopoli si trasforma da scarto in risorsa.

Per tutti i beneficiari vengono organizzati corsi di agricoltura urbana, sia pratica che teorica, grazie ai quali apprendono tecniche di coltivazione domestiche facilmente replicabili presso le loro abitazioni. Dopodiché, a ciascun partecipante vengono consegnati terra, diversi materiali di riciclo e fino a 13 tipologie di sementi (tra cui cipolle, pomodori, spinaci, carote, peperoni, cavoli, cavolfiori e melanzane).

Per facilitare la coesione e il coinvolgimento tra i partecipanti, i beneficiari vengono divisi in 5 cluster con l’obiettivo di sostenersi a vicenda e affrontare insieme eventuali difficoltà, trovando una soluzione comunitaria. Un processo di grande valore al quale partecipano anche i beneficiari della fase pilota: un’occasione per condividere la loro esperienza e restituire parte del bene ricevuto rimettendolo al servizio della comunità.

A ogni famiglia viene inoltre garantita formazione in diversi ambiti: igiene, educazione alimentare – per approfondire come cucinare i propri ortaggi in modo sano e creare piatti bilanciati per tutta la famiglia – marketing e business skills – per promuovere la sostenibilità del progetto all’interno del nucleo familiare, valorizzando l’agricoltura urbana come fonte di reddito.

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«titolare del trattamento»: la persona fisica o giuridica, l’autorità pubblica, il servizio o altro organismo che, singolarmente o insieme ad altri, determina le finalità e i mezzi del trattamento di dati personali; quando le finalità e i mezzi di tale trattamento sono determinati dal diritto dell’Unione o degli Stati membri, il titolare del trattamento o i criteri specifici applicabili alla sua designazione possono essere stabiliti dal diritto dell’Unione o degli Stati membri;
«responsabile del trattamento»: la persona fisica o giuridica, l’autorità pubblica, il servizio o altro organismo che tratta dati personali per conto del titolare del trattamento;
«terzo»: la persona fisica o giuridica, l’autorità pubblica, il servizio o altro organismo che non sia l’interessato, il titolare del trattamento, il responsabile del trattamento e le persone autorizzate al trattamento dei dati personali sotto l’autorità diretta del titolare o del responsabile.

2. Titolare e Responsabili del trattamento
Il Titolare del trattamento è la Fondazione, nella persona del suo legale rappresentante pro tempore domiciliato presso la sede della Fondazione (di seguito il “Titolare”): indirizzo e-mail: segreteria@italiauganda.org; via posta: Via Vincenzo Monti 34, 20123 Milano.
Il Titolare ha la facoltà di nominare altri soggetti Responsabili del trattamento, nonché Incaricati autorizzati a compiere operazioni di trattamento. Un elenco completo e aggiornato dei Responsabili e Incaricati è disponibile contattando il Titolare ai recapiti di cui sopra.

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Inoltre, in ogni momento potrà esercitare nei confronti del Titolare i diritti previsti dall’art. 7 del Codice Privacy.

I diritti sopra descritti possono essere esercitati con richiesta rivolta senza formalità al Titolare del trattamento ai seguenti indirizzi: via e-mail: segreteria@italiauganda.org; via posta: Via Vincenzo Monti 34, 20123 Milano.

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