Semi di Speranza: la rinascita di Catherine

Proprio in questi giorni la nostra Martina, membro prezioso del team di Fondazione Italia Uganda, sta tornando a Kampala a quattro anni di Al suo ritorno dal viaggio a Kampala, la nostra Martina – dello staff di Fondazione Italia Uganda – ci ha raccontato con grande commozione la storia di Catherine, una donna la cui tenacia e speranza le sono rimaste nel cuore. 

Nata nel nord del paese, Catherine ha vissuto sulla propria pelle gli orrori di una sanguinosa guerra civile, in cui ha perso la propria famiglia e la propria libertà quando aveva appena 15 anni.

Nonostante le cicatrici del suo difficile passato, Catherine non ha mai perso la speranza. La sua storia non è solo una testimonianza di sofferenza ma soprattutto di rinascita. 

Buona lettura… direttamente dalle parole di Martina!

Catherine è nata e cresciuta nel nord dell’Uganda, durante gli anni della sanguinosa guerra civile. Quando aveva appena 15 anni, ha visto uccidere tutta la sua famiglia da parte dell’esercito ribelle. Lei fu l’unica a salvarsi, scappando nei boschi. Purtroppo, però, i boschi erano proprio i luoghi dove queste milizie si rifugiavano prima di invadere i villaggi, così non ci volle molto prima che Catherine fu trovata, rapita e fatta prigioniera. 

Catherine passò degli anni durissimi, subendo violenze di cui porta ancora le cicatrici. La sua tenacia, tuttavia, venne notata anche dai ribelli, i quali le diedero un ruolo all’interno dell’esercito: lei aveva il compito di trasportare le armi per i soldati, durante lunghe ore di cammino. Questo le permise di sopravvivere. 

Durante quegli anni diede alla luce due figli che riuscì a mettere in salvo, mandandoli a Kampala in un quartiere di baraccopoli dove le persone fuggite dalla guerra si radunavano per provare a iniziare una nuova vita. È proprio qui che Fondazione Italia Uganda ha incontrato Catherine. 

Finita la guerra, infatti, riuscì a raggiungere i suoi figli e da quel momento provò ogni giorno a iniziare una vita migliore, per lei e la sua famiglia; purtroppo, senza mai riuscirci davvero. Dal resto della popolazione, infatti, Catherine veniva sempre vista come “una dei ribelli”, per via della mansione che le era stata assegnata e così non riuscì mai a trovare un lavoro stabile o a mandare i propri figli a scuola. 

Nel 2022 venne a conoscenza del progetto “Semi di Speranza” e subito chiese di poter partecipare, per riuscire almeno a dar da mangiare ai suoi figli. Quando ho incontrato Catherine durante la mia missione a Kampala, ho riconosciuto subito la sua tenacia, mentre la ascoltavo guardandola negli occhi. La sua storia è stata per me un momento molto doloroso ed emozionante, soprattutto quando asciugandosi le lacrime e sorridendo ha concluso il racconto dicendomi :

“guarda come sono bella oggi, il vestito che indosso l’ho comprato grazie al raccolto del mio orto”. 

L’ho abbracciata forte, piangendo con lei e quando ho ripreso fiato le ho chiesto “come si sopravvive a tutto questo?”, lei mi ha risposto “con la speranza”. 

“Se Dio mi ha tenuta in vita, c’è un motivo. Dovevo incontrarvi: oggi ho un orto bellissimo, pieno di verdure con cui riesco a nutrire i miei figli due volte al giorno e ho insegnato anche a loro come prendersene cura. Quello che non consumiamo in casa, lo vendo al mercato e con il poco che guadagno riesco a garantire una vita migliore alla mia famiglia. Mi avete raccolta dalla polvere e restituito la speranza”.

Grazie al progetto “Semi di Speranza” oggi sono oltre 500 le storie di rinascita come quella di Catherine.

Aiutaci a diffondere sempre più semi di speranza: scopri di più sul progetto!

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