Vincenzo

23 anni, di Frattamaggiore (Na), studente del quarto anno del corso di laurea in Medicina e Chirurgia, campus di Roma

“Un mese in Uganda, in Africa, a 5.000 km da casa, non sarà troppo?” Questo l’interrogativo che mi risuona in testa mentre chiudo i bagagli e ultimo i preparativi. Interrogativo che si ripresenta e si insinua come un tarlo nelle conversazioni con i miei compagni di avventura durante il lunghissimo viaggio d’andata. Dall’aereo in atterraggio ad Entebbe solo due colori abbracciano tutto l’orizzonte: il rosso della terra e il blu sconfinato del lago Vittoria che quasi sembra un mare. Terminata la prima parte del viaggio cambiamo mezzo e con il nostro driver ci proiettiamo nel traffico caotico e privo di alcun ordine delle strade di Kampala, brulicanti di persone indaffarate nelle più disparate attività che ricambiano la curiosità negli sguardi di noi “Muzungu” (Muzungu è “l’uomo bianco”, l’appellativo che tutti, bambini specialmente, utilizzeranno per apostrofarci in questo viaggio).

Bastano poche ore al Benedict Medical Centre per rispondere all’interrogativo iniziale: un mese basterà appena per far nostro tutto quello che questa magnifica esperienza ha da offrire.
L’Uganda è un paese ricco di colori, cultura, tradizioni, dolore per la storia tormentata, coraggio e speranza per il futuro, spiritualità, usanze, ma soprattutto dissidi spesso inaccettabili agli occhi e al metro di giudizio di noi Occidentali.

Il Benedict si rivela una palestra intensiva che mette a dura prova quanto imparato negli anni di lezione e tirocinio in Italia: il personale dell’ospedale, dai medici agli infermieri, ci include nel team, ci interpella per le decisioni diagnostiche e terapeutiche e per la prima volta da semplici studenti diventiamo un po’ medici. Ho la possibilità di mettermi alla prova, partecipare al processo di cura, toccare con mano, confrontandomi con una medicina umana, intima, fisica e emotiva nel contatto con il paziente, molto diversa per situazioni ed emozioni da quella di casa a volte impersonale e spogliata della componente umana.
Impossibile raccontare questa esperienza senza menzionare il grande gruppo di volontari che riunita intorno al tavolo della Mission House del compianto padre John Scalabrini, fondatore dell’ospedale e delle attigue scuole, ha allietato tutti i pasti con racconti, esperienze e riflessioni diventando a poco a poco una vera famiglia.

Le emozioni che porterò per sempre con me sono senza dubbio quelle provate partecipando per la prima volta ad una nuova nascita, la gratitudine che i pazienti mostravano a ogni minima attenzione di noi operatori e soprattutto lo sguardo e le risate dei bambini felici di ogni piccolo momento passato a giocare con loro.
Partito con l’idea di dare il mio contributo, offrire le mie (scarse) competenze, aiutare; ho finito per ricevere, imparare, prendere. Arrivato da estraneo, lascio questa terra grato a tutte le persone che ho incontrato per il calore ricevuto e per i mille stimoli di riflessione e con in valigia e nel cuore una grande voglia di ritornare. Tutti ci hanno salutato chiedendoci “when will we see you again?”. Presto.

Post correlati

Cosa puoi fare tu

Dona ora

Duis mollis, est non commodo luctus, nisi erat porttitor ligula, eget lacinia odio sem nec elit.

Lasciti

Duis mollis, est non commodo luctus, nisi erat porttitor ligula, eget lacinia odio sem nec elit.

5x1000

Duis mollis, est non commodo luctus, nisi erat porttitor ligula, eget lacinia odio sem nec elit.

Scopri le aree di intervento

Educazione

Orfani a causa di malaria, HIV e di una guerra civile durata decenni. Scuola pubblica e materiali con un costo.

Tutto ciò impedisce ai bambini e ai ragazzi il diritto allo studio e la speranza di una vita migliore.

Salute

Orfani a causa di malaria, HIV e di una guerra civile durata decenni. Scuola pubblica e materiali con un costo.

Tutto ciò impedisce ai bambini e ai ragazzi il diritto allo studio e la speranza di una vita migliore.

formazione e lavoro

Orfani a causa di malaria, HIV e di una guerra civile durata decenni. Scuola pubblica e materiali con un costo.

Tutto ciò impedisce ai bambini e ai ragazzi il diritto allo studio e la speranza di una vita migliore.

Vuoi sostenere i nostri progetti?

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco laboris nisi ut aliquip ex ea commodo consequat. Duis aute irure dolor in reprehenderit in voluptate velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur. Excepteur sint occaecat

Supporta un bambino a distanza

Praise è una piattaforma digitale innovativa e trasparente che offre la possibilità di sostenere giovani studenti della scuola Bishop Cipriano Kihangire in Uganda.
Nasce con l’idea di portare il sostegno a distanza all’interno del panorama tecnologico attuale, aumentando non solo l’esperienza digitale del sostenitore, ma anche la trasparenza e la fiducia verso l’organizzazione, i docenti ed il personale coinvolto.
Attraverso video, foto, testi, disegni e chat potrai rimanere in contatto con l’alunno che deciderai di sostenere. Sarai partecipe della sua vita ogni giorno non solo formalmente ma anche umanamente.

Adatterai la tua donazione alle esigenze di crescita del bambino
w
Comunicherai realmente con il bambino nella massima trasparenza
Potrei seguire realmente i progressi disegnando foto, video, pagelle...

News

News

Condividi con gli amici

Education

Health

Vocational Training And Employment

whatsapp Facebook